Lo scorso 12 agosto è stato convertito in legge il Dl 87/2018 recante disposizioni in materia di dignità dei lavoratori. A partire dal primo gennaio del 2019 il decreto dignità si appresta a colpire anche il mondo del calcio. Ai sensi dell’art. 9 co. 1 del provvedimento si vieta “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi e scommesse con vincite in denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo […] Dall’1 gennaio 2019 il divieto si applica anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale”. I contratti già siglati non potranno essere rinnovati ma continueranno ad avere efficacia fino a naturale scadenza. Una fetta di questi contratti – non più rinnovabili ndr -, del valore di 70 milioni di euro annui, è quella proveniente dai Diritti Tv del Giuoco Calcio e destinata alle televisioni. Ben 35 di questi intaccano il patrimonio Mediaset.

Secondo quanto risulta dal Rapporto Figc 2018, con la conversione in legge del decreto dignità si perdono 120 milioni di euro che il movimento delle scommesse indirizza alle società sportive con particolare riguardo al mondo calcistico che occuperebbe il 2% degli introiti generali. L’Italia, secondo una stima della società di consulenza H2 Gambling Capital, rappresenta il quarto mercato del gioco d’azzardo nel mondo (il primo in Europa davanti a Inghilterra, Francia, Germania e Spagna) e la Serie A è fortemente legata a sponsorizzazioni di questo tipo.

Il prodotto calcio aumenta o diminuisce sulla base della quantità di pubblicità che riesce a generare e una perdita di tale proporzione sarà di riflesso un problema per le squadre e per le televisioni che, senza poter attingere ai fondi bet, faranno fatica ad accaparrarsi i diritti di trasmissione degli eventi.

Delle venti che concorrono ben undici società di serie A hanno un partner di betting: la nota Snai affianca Milan e Roma; la Juventus ha siglato un contratto con Betfair a luglio del 2017; Planetwin365 è lo sponsor del Napoli; la Lazio di Lotito, insieme a Genoa, Sampdoria, Cagliari e Udinese, si è assicurata la sponsorizzazione di Eurobet; infine Bwin, per anni sul Logo della Serie B e sponsor rossonero fino allo scorso anno, il 13 settembre 2017 ha siglato il contratto con l’Inter che la impegna fino al 2020. Con l’entrata in vigore del decreto dignità, quindi, tabelloni a bordo campo e maglie dei giocatori non potranno più esporre e pubblicizzare centri scommesse.

È da tempo nota la difficoltà dei club italiani di aumentare le proprie entrate, sopratutto se paragonata alla portata degli introiti delle squadre di Premier League che, in questo senso, primeggiano proprio per il valore differente dei diritti Tv.

Le società sportive italiane si mostrano favorevoli alle motivazioni etiche del decreto legge ma chiedono udienza al Governo per riformulare diversamente il caso: “In merito alla conversione in legge del decreto dignità, Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Basket e Lega Pallavolo Serie A maschile e femminile esprimono unanimemente la propria preoccupazione sull’impatto che il divieto di pubblicità e sponsorizzazioni per giochi e scommesse con vincite in denaro avrà sulle risorse dello sport italiano, professionistico e amatoriale, e chiedono di essere coinvolti nel processo di riordino del settore del gioco d’azzardo”.

Insomma, la battaglia del Governo contro il betting può provocare più ferite del previsto: in un’estate che ha visto risorgere economicamente il calcio italiano con il prepotente calciomercato delle proprie squadre e l’arrivo di campioni assoluti come Ronaldo che accendono i riflettori di tutto il mondo sul nostro campionato, l’ombra incombente di un nuovo impoverimento del prodotto calcistico non rasserena società e spettatori.

Marco Calabretta

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