L’8 marzo si celebra la festa della donna. Leggenda vuole che la festa delle donne nasca della tragedia avvenuta nel 1908 in una fabbrica di camicie di New York in cui, a seguito di un’incendio, persero la vita tante, troppe lavoratrici.

Inizialmente l’avvenimento originario dacui nasce la festa delle donne (per lo meno nella tradizione socialista) sembra essere quello dello sciopero di operaie newyorkesi nel 1857, ma, a partire dagli anni 50 (e dunque in piena guerra fredda), si afferma la versione delle operaie bruciate nel rogo della loro fabbrica nel 1908.

Donne
Collage di foto tratte dal sito della ILR School

Secondo la leggenda donne, ragazze, piccole e grandi, lavoravano in condizioni estenuanti. I padroni imponevano loro ritmi massacranti. Le dipendenti sin dall’inizio dell’orario lavorativo, erano costrette a lavorare in locali che i datori chiudevano a chiave per impedire che lasciassero il posto di lavoro, anche solo per una pausa di pochi minuti. Ma il 25 marzo, quello sventurato 25 marzo 1908, quelle porte serrate ingabbiarono le donne in una trappola rivelatasi fatale: un incendio divampato all’interno della fabbrica causò la morte di cinquecento lavoratrici fra i 15 e i 25 anni.

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A prescindere dalla realtà storica dell’evento, oggi, grazie al progresso e alle leggi che tutelano i lavoratori in tutti i settori, queste tragedie non esistono quasi più. Tuttavia bisogna sottolineare che questo status riguarda solo la parte del pianeta occidentale cosiddetto “civile”. Ma quanti incidenti e incendi avvengono nei continenti asiatici con le stesse condizioni in cui versavano più di un secolo fa, le donne di New York? Da chi sono tutelate queste donne oggi? La parte consumistica odierna oramai ha preso il sopravvento su questa commemorazione, offendendo donne vittime di femmicidio, di violenza domestica o di aggressioni vili da parte di uomini che si permettono di trattare le donne come cose. Individui che si definiscono uomini, ma che di fatto uomini non sono. Oggi le manifestazioni per la festa della donna non si contano, da città a città, vari incontri, eventi e concerti dedicati al mondo in rosa, per parlare e condividere un pensiero a favore delle donne.

Un caso che nei giorni scorsi ha turbato l’opinione pubblica catanese, riguarda Carmen, una ragazza 25enne, disoccupata e attualmente in gravidanza, che ha rischiato lo sfratto dalla propria abitazione per morosità incolpevole. Deborah Ardilli, giornalista, scrittrice e membro del Collettivo femminista Canaglie catanesi ha così espresso solidarietà alla ragazza: “La situazione di Carmen è quella tipica delle donne soprattutto qui al Sud: senza reddito e la mancata disponibilità di un alloggio proprio. Questo è un aspetto di violenza economica contro le donne, quindi percepiamo l’attaco a una singola donna come un problema di subalternità che riguarda tutte”.

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L’8 marzo (oggi) – ha proseguito Deborah durante la mobilitazione in favore di Carmen – ci sarà lo sciopero delle donne per denunciare fatti come questo, per chiedere un reddito di autodeterminazione che permetta alle donne di uscire da sistuazioni come questa”. Fortunatamente grazie all’intervento di Asia Usb e altre associazioni catanesi lo sfratto è stato rinviato a novembre, in attesa che Carmen possa continuare ad avere un tetto sulla testa.

Pensare alle donne come delle mimose, simbolo di forza e determinazione femminile, riporta le meravigliose parole di una grande donna, Alda Merini, che scrisse tanto sull’universo femminile. Tra le sue maggiori opere ricordiamo “A tutte le donne”, i suoi versi oggi sono più che mai attuali e autentici:

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso sei un granello di colpa anche agli occhi di Dio malgrado le tue sante guerre per l’emancipazione. Spaccarono la tua bellezza e rimane uno scheletro d’amore che però grida ancora vendetta, e soltanto tu riesci ancora a piangere, poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli, poi ti volti e non sai ancora dire e taci meravigliata e allora diventi grande come la terra e innalzi il tuo canto d’amore 

Siamo madri, amiche, sorelle, mogli. Siamo, nel nostro infinito, sempre e solo donne. Le vere mimose dell’8 marzo del terzo millennio.


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