Rosa Parks con il suo “no”, ha fatto la storia. Era il 1° dicembre 1955, stava tornando a casa dopo una giornata di lavoro in sartoria, trovando l’autobus pieno andò a sedersi nella fila centrale. Dopo qualche fermata salirono dei passeggeri bianchi e l’autista James Blake intimò alla Parks di alzarsi, come impongono le regole.

Rosa le regole le conosce bene: i neri siedono dietro, i bianchi davanti, i posti centrali sono misti, ma la precedenza spetta sempre ai bianchi. “Non stavolta”, pensa Rosa e senza rifletterci troppo risponde che “no”, non intende alzarsi e cedere il suo posto.

L’autista chiama la polizia e Rosa viene arrestata con l’accusa di “condotta impropria”. La sera stessa fu liberata grazie a una cauzione pagata da un avvocato bianco antirazzista.

Il giorno del processo, il 5 dicembre 1955, iniziò un boicottaggio dei mezzi pubblici da parte di tutta la comunità afroamericana di Montgomery e 500 sostenitori locali si radunarono davanti al tribunale per esprimere la loro solidarietà.

Il boicottaggio mise in ginocchio la rete di trasporti pubblici, usati soprattutto dai neri e venne considerato  uno dei movimenti di massa di maggior successo di tutti i tempi.

Durò per 381 giorni e culminò nella messa al bando della segregazione razziale nel giugno 1956.

Da allora Rosa Parks è chiamata anche “The Mother of the Civil Rights movement”, la donna che, come disse Bill Clinton consegnandole un’onorificenza nel 1999, “mettendosi a sedere, si alzò per difendere i diritti di tutti e la dignità dell’America”.

No

La sete di uguaglianza di Rosa inizia nell’infanzia quando è costretta ad affrontare una serie di discriminazioni.

I suoi genitori, James e Leona McCauley, si separarono quando lei aveva due anni e così fu cresciuta dai suoi nonni.

Ha da sempre frequentato scuole segregate a Montgomery, e nel 1929 fu costretta a lasciare gli studi per prendersi cura della nonna molto malata.

Per dare una mano all’economia della famiglia, inizia a lavorare in una fabbrica di camicie.

Nel 1932, la diciannovenne Rosa incontrò suo marito Raymond Parks, un barbiere e membro della National Association for the Advancement of Colored People (NAACP).

Incoraggiato da Raymond, riprende gli studi e si laurea l’anno seguente. Dal 1943 cominciò a far parte del Movimento per i diritti civili statunitensi e diventò segretaria della sezione di Montgomery della NAACP. Intorno al 1955 – nello stesso periodo in cui Martin Luther King lottava per far valere i diritti dei neri – iniziò a frequentare un centro educativo per i diritti dei lavoratori e l’uguaglianza razziale, la Highlander Folk School.

Quando morì, all’età di 92 anni, il 24 ottobre 2005, Rosa aveva scritto quattro libri, ricevuto innumerevoli premi e molti musei e biblioteche vennero costruiti in suo onore.

Quel “No” cambiò la storia.

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