Lo scorso martedì Noemi, una donna di 27 anni con un figlio di 8, è stata costretta a lasciare la casa popolare a Pietralata, che è stata assegnata a una nuova famiglia con 5 figli.

“Sono contenta per la famiglia che è entrata, era un loro diritto avere la casa, ma io sono distrutta”, racconta.

Noemi, che vive di lavori saltuari, aveva vissuto per 8 anni dentro uno dei residence predisposti dal Comune di Roma per l’emergenza abitativa nella Capitale.

Quando il residence è stato chiuso, le è stato fornito un “buono casa”, ma “Nessuno lo ha accettato perché non si fidavano del comune e volevano una garanzia di almeno 1.300 euro”, racconta Noemi. “Ma io questa garanzia non ce l’avevo perché non lavoravo”.

Casa

Per questo, il 23 gennaio 2018 Noemi è stata costretta a occupare abusivamente con suo figlio Cristian una casa popolare in via Luigi Bombicci al civico 4. La casa era vuota da circa 7 anni.

“Mi ci hanno portato loro ad occupare questa casa, per disperazione”, dice Noemi, “perché ti fanno fare la guerra tra poveri. Io chiedo solo una cameretta per mio figlio”.

In questi casi, la Sala Operativa Sociale del Comune di Roma, che affronta le emergenze sociali, avrebbe dovuto intervenire per trovare una alternativa. “La S.O.S. aveva detto che sarebbe venuta per trovare una soluzione, ma finora non si è visto nessuno”, racconta Noemi.

Olimpia, l’assegnataria dell’alloggio, è mamma di cinque figli e da 22 anni vive in un residence destinato all’emergenza abitativa: “In sole due stanze. Dopo tanti anni finalmente ho una casa ma mi spiace tanto per Noemi – racconta Olimpia – anche lei è una mamma e anche lei ha diritto ad avere un posto in cui vivere”.

Solidarietà tra donne, tra mamme. Tra chi ogni giorno prova a sopravvivere con forza e coraggio perché ha una famiglia da portare avanti.

Un sostegno che rende ancor più commovente tutto quello che è accaduto il giorno dello sgombero.

L’arrivo dell’addetto Ater, gli operai che hanno smontato i mobili per portarli via, le numerose persone accorse in solidarietà della giovane mamma.

“Siamo qui non certo per protestare contro la famiglia assegnataria – dice Michelangelo Giglio di Asia Usb – ma per ribadire con forza il grosso deficit di alloggi popolari di questa città. Una situazione che vuole portare le persone ad una guerra tra poveri che noi non possiamo tollerare. Noemi deve avere una casa”.

La donna non ha opposto resistenza allo sgombero che, dice, non le è stato comunicato da nessuno.

“L’ho saputo perché la famiglia assegnataria è venuta qui sotto. Sono loro che mi hanno detto che la casa era stata assegnata”, racconta Noemi.

“Alla fine ho cercato di rimediare uscendo bonariamente, consegnando le chiavi alla famiglia di Olimpia – conclude Noemi – ma mi ritrovo per strada con un bambino di 8 anni”.

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