Grazie a siti di e-commerce e programmi televisivi dedicati a compravendite delle più svariate tipologie, oggi il settore delle aste è in crescita a livello di popolarità e volume di affari. In particolare, gli appena trascorsi mesi primaverili hanno registrato nell’ambito degli eventi organizzati dalle maggiori case d’asta europee e mondiali un boom delle compravendite di orologi pregiati, ricercati e pagati a peso d’oro da musei, collezionisti privati, negozi specializzati e semplici appassionati.

Marketplace virtuali come ad esempio E-Bay consentono al grande pubblico di acquistare oggetti di varia natura presso venditori privati e non, proprio tramite il sistema dell’asta, ovvero “al migliore offerente”.

Orologi da record: incassi milionari per le case d’asta

Così, da modello economico “elitario”, destinato a pochi fortunati e facoltosi acquirenti e riservato a un numero ristretto di merci o categorie di oggetti, l’asta è ormai un metodo conosciuto e utilizzato da chiunque in qualunque parte del mondo e per qualsiasi tipo di acquisto: da quelli milionari o miliardari (oggetti rari, antichi o preziosi, opere d’arte, gioielli…) a beni del valore di pochi spiccioli.

Nonostante l’avvento delle aste online e la “banalizzazione” mediatica di un processo sempre più diffuso, si tratta di una tradizione destinata a sopravvivere nei suoi metodi classici e secondo le procedure formali di un tempo, almeno in alcuni settori economici; ad esempio quello della compravendita di orologi pregiati.

Le aste tradizionali possono essere paragonate a uno spettacolo teatrale, con tanto di palcoscenico e attore protagonista (il battitore). Si seguono regole ben precise e rituali consolidati, che naturalmente si aggiornano con il passare del tempo adattandosi alle nuove possibilità offerte da tecnologie informatiche sempre più avanzate, dalla connessione via Skype o in videoconferenza, all’utilizzo di bot.

Questo, naturalmente, in linea di massima vale per qualunque tipo di asta.

Entrando nello specifico delle aste di orologi, la primavera del 2018 è stata particolarmente prolifica. A confutare l’opinione di chi aveva previsto una decadenza del settore degli orologi, in quanto oggetti obsoleti e ormai di gran lunga superati in precisione ed efficienza da nuovi sistemi di misurazione del tempo ad alta tecnologia, si tratta di un commercio fiorente e anzi addirittura in crescita. Forse perché il fascino quasi “magico” di un classico Daytona non potrà mai essere rimpiazzato dal più moderno dei computer; un orologio del genere è infatti un vero e proprio capolavoro di artigianato, una piccola opera d’arte a batteria.

Orologi da record: incassi milionari per le case d’asta

Lo scorso 13 maggio, a Ginevra, sono stati incassati dalla nota agenzia Phillips’ quasi 5 milioni di euro (poi donati in beneficenza a un’associazione no profit di sostegno all’infanzia) con la vendita di un Rolex modello Daytona conosciuto come “The Unicorn”, unico Cosmograph vintage in oro bianco conosciuto sul mercato. Si tratta della seconda cifra più alta mai spesa per un orologio da polso, dopo gli oltre 15 milioni di euro del Daytona appartenuto a Paul Newman, il più famoso estimatore di orologi Rolex di tutti i tempi.

Durante l’asta “Important Watches” della Sotheby’s, sempre a Ginevra, i ricavi complessivi si sono attestati intorno ai 5,4 milioni di euro, con un aumento del 26% rispetto all’ultimo evento di novembre.

In occasione della tappa di New York la cifra è stata ancora più elevata: ben 9,1 milioni di dollari totali. Basti pensare che un singolo pezzo – in questo caso un Richard Mille realizzato con più di 500 componenti e per questo definito “uno degli oggetti più complicati mai costruiti da mani umane” – è stato venduto al “modesto” prezzo di 423 mila dollari.

In Italia, l’asta organizzata a Milano dall’agenzia “Il Ponte” dedicata a orologi e gioielli ha totalizzato una cifra decisamente più contenuta: circa due milioni di euro.

Arianna Albano

 

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