Un campanile che emerge da un lago, e che è raggiungibile a piedi quando quest’ultimo si gela. No, non è una bizzarra opera d’arte contemporanea ma il risultato dello scempio compiuto decenni fa alla comunità di Curon Venosta.

Situato in provincia di Bolzano, il borgo oggi sorge sulla sponda orientale del lago di Resia. Prima però si trovava proprio laddove oggi ci sono le acque. Questo perché chi vede questo bellissimo scenario alpino non sa che il lago è di origine artificiale e che la sua creazione è stata a danno dell’originale Curon.

Alla (ri)scoperta di Curon Venosta, il paese sommerso

L’attuale lago di Resia nasce infatti nel 1950 a seguito della costruzione di una diga della Montecatini per la produzione di energia idroelettrica. Sono così uniti due laghi già esistenti e minori nelle dimensioni ossia l’originale lago di Resia e il lago di Curon. L’iniziativa risaliva addirittura al 1910 e non ha mai incontrato il favore della comunità locale. Soprattutto degli abitanti di Curon Venosta, costretti infine ad abbandonare le case e a vedere queste prima rase al suolo e poi sommerse dalle acque.

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L’unico edificio risparmiato dalla devastazione è il campanile della Chiesa di Santa Caterina, risalente al 1357 e considerato monumento storico. Oggi è il simbolo clamoroso di questa pagina buia delle cronache italiane ed è stato oggetto di restauro. L’ultimo risale al 2009 e ha richiesto un abbassamento del livello dell’acqua, con una spesa complessiva di 130 mila euro.

Curon

La vicenda è stata raccontata nel romanzo “Io resto qui” (2018) di Marco Balzano e dal documentario “Il paese sommerso” (2018) di Georg Lembergh. È possibile inoltre trovare documenti storici e fotografici presso il Museo Alta Val Venosta. Per il resto si tratta di una meta che gli amanti di quelle aree non possono mancare, in nome di una storia la cui eco non si è mai spenta.


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