Ciò di cui siamo sostanza non è ontologicamente atto a resistere nei secoli dei secoli e la materia grigia di cui taluno dei viventi è sparutamente dotato, degenera con il passare dei lustri, dalla brillantezza alla opaca confusione, fino al calare del sipario, in maniera irreversibile. Nessuno di noi scamperà a un bel niente ma l’affanno che ci ammorba medio tempore è così tanto inutile e grottesco che, così facendo, non ci permette il sollazzo nemmeno di quel lasso di concessione la cui bellezza ha un timer ma non ha limiti di goduria in termini di qualità. Dietro un banale trattamento antiage o una tintura per capelli, esiste un universo di disagio e preoccupazioni che si orienta ben oltre un’apparenza più pregevole e giovanile, rasentando i connotati di una supplica all’eterno, di chi con le unghie e con i denti vuole tenersi ancorato a questa vita terrena, materiale ed effimera.

Lungi dal voler sbandierare i manifesti del fatalismo, lasciando perdere tutti quei discorsi che si concludono con un banalissimo “oggi ci sei, domani chissà”, si suggeriscono spunti di riflessione che, traendo esempio dall’economia politica, possono sintetizzarsi nel semplicissimo rapporto matematico di costi e benefici.

Ragionando terra terra, soltanto se assaporiamo al massimo ogni singolo momento, chiudiamo in positivo il nostro rapporto entrate/uscite. Ciò valga in ogni settore della vita, anche laddove bisogna sempre in un certo modo avere una strategia e pensare a lungo termine – sebbene tutto finirà in un tabuto – (vedi gli studi, il lavoro, gli investimenti), ma non si dica mai che la stessa fredda spietatezza valga negli affetti.

Quello che ci ammazza un po’ ogni giorno è proprio questo vivere un’esistenza che finirà, pretendendo di averla in pugno anche nelle emozioni, quelle impalpabili cose che controllabili non sono e non lo saranno mai, alla faccia dei matrimoni combinati, del risiko, delle uscite a 4 e della leggiadria mentale di chi gioca sempre con almeno due o tre mazzi di carte.

Senza questo inutile sforzo di controllo ci si amerebbe subito e bene, senza schermo totale.

Ci si odierebbe subito e altrettanto bene, ma anche questo è più che positivo, perché non possiamo andarci a genio tutti, anzi non dobbiamo proprio.

A quel punto, per concludere, se hai amato e odiato come si deve, se hai pianto e riso quando volevi, se hai mostrato il tuo punto di vista, sostenuto le tue idee, lottato per i tuoi ideali e combattuto i tuoi nemici, che te ne frega del quando e come morirai? Se sarai bello o arrappato?

Per sdoganare la morte alla fin fine allora forse c’è solo una via: non farsi cogliere impreparati senza preparare nulla.

Eleonora Savoca

 

 

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